Un pezzo montato anche di pochi centesimi fuori asse genera vibrazioni che si propagano lungo l’intera struttura del tornio, consuma in fretta le placchette e rovina la finitura superficiale. Portare la concentricità sotto i due centesimi, invece, trasforma subito la sensazione al banco: il rumore diventa un soffio regolare, il truciolo scorre fluido e le misure prendono a ripetersi con ostinata coerenza. In pratica, più tempo dedichi alla centratura, meno ne sprecherai fra correzioni, passate aggiuntive e utensili da riaffilare.
L’attrezzatura che fa la differenza, dal mandrino alle mani
Il mandrino a quattro griffe indipendenti offre la libertà di muovere ogni ganascia in micro passi, ma la sua finezza si apprezza soltanto se le filettature scorrono pulite e ben lubrificate. A fianco gli serve un comparatore centesimale montato su base magnetica rigida: la punta deve sfiorare il pezzo con tocco perpendicolare, altrimenti le letture oscillano più di quanto dovrebbe.
Ultimo aggiornamento 2025-12-31 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API
Una mazzetta di rame, non di acciaio, completa il trio: colpi leggeri persuadono il pezzo a scivolare verso il centro senza imprimere ammaccature. Infine serve la chiave del mandrino, preferibilmente con impugnatura a T, perché la coppia si dosa meglio sull’avambraccio che sul polso.
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Preparare l’area di lavoro, ovvero il rito silenzioso che precede la centratura
Prima ancora di poggiare il grezzo, bisognerebbe passare un pennello morbido fra le griffe per scacciare ogni truciolo rimasto dalle torniture precedenti; persino una briciola di ghisa può generare falsi azzeramenti. Poche gocce di olio fine sulle viti restituiscono scorrevolezza alle ganasce e impediscono strappi durante il serraggio. Portare poi le quattro griffe a filo della corona frontale crea una base simmetrica: partire da un punto geometrico noto riduce drasticamente i tentativi successivi.
Il metodo
Si appoggia il pezzo nel mandrino e si stringe con la sola forza delle dita, quel tanto che basta a impedirgli di cadere. Il comparatore, centrato nella sua corsa, legge il battito mentre il mandrino gira lentamente a mano. Compare un punto alto, cioè la massima deviazione, e un punto basso dall’altra parte. A questo punto si allenta di mezzo giro la ganascia corrispondente al punto alto, si stringe di mezzo giro quella opposta e si accompagna il tutto con un colpo gentile di mazzetta sul lato alto. Il ciclo misura‑correggi‑misura si ripete; la prima iterazione di solito dimezza l’errore, la seconda lo porta sotto i cinque centesimi, la terza sfiora la soglia dei due. Quando il comparatore oscilla in un intervallo accettabile, si stringono tutte le ganasce a croce con strette progressive, verificando che la lettura resti invariata dopo ogni giro di chiave.
Affrontare la conicità sui pezzi lunghi senza perdere la precisione radiale
Se il pezzo sporge parecchio dal mandrino, l’errore radiale potrebbe ripresentarsi più avanti sotto forma di conicità. Per scoprirlo basta spostare il comparatore lungo l’asse del grezzo: se la lancetta sale o scende, il pezzo è inclinato. La correzione richiede soltanto micro‑ritocchi sulle prime due griffe, quelle che spingono il pezzo verso il naso del mandrino. Un paio di aggiustamenti ben dosati riportano la lancetta dentro la stessa finestra di oscillazione dal mandrino alla punta del pezzo.
Strategie alternative per tondi cavi, profili quadrati e piastre
Un tubo sottile rischia di deformarsi sotto la pressione diretta delle ganasce; in questi casi funziona bene un bussolotto di supporto inserito all’interno: si stringe sull’esterno del bussolotto e si legge il comparatore su una fascia piana interna, guadagnando superficie d’appoggio. Per un grezzo quadrato la strada più rapida è appoggiare due facce su due griffe opposte, serrare leggermente e poi pareggiare le altre due facce fino a quando tutte le letture coincidono. Le piastre rettangolari, infine, si convincono partendo dalla diagonale più lunga: una volta equilibrata quella, i lati corti si allineano quasi da soli.
Manutenzione di mandrino e comparatore
Un mandrino ingombro di trucioli induriti toglie progressività alle regolazioni. Smontare e lavare le griffe con petrolio bianco, asciugarle ad aria compressa e ingrassare le viti con grasso al bisolfuro di molibdeno prolunga la vita dello strumento e del pezzo. Il comparatore richiede attenzioni più delicate: una goccia di olio per orologi sul pistone, la pulizia periodica della punta e una custodia che lo preservi da urti e polvere ne mantengono la sensibilità originaria per decenni.
Sicurezza discreta ma costante, perché la fretta taglia più del ferro
Durante la centratura, il comparatore diventa una piccola lancia puntata a pochi millimetri dalle dita; basta un serraggio distratto perché il pezzo scappi e la punta si trasformi in ago pericoloso. Meglio separare le operazioni: prima si sposta il comparatore fuori traiettoria, poi si stringe la ganascia, infine si riporta l’orologio sulla superficie da misurare. Occhiali protettivi e maniche strette riducono ulteriormente il margine d’imprevisto.
Materiali teneri, protezioni morbide e griffe sacrificate
Leghe come alluminio o bronzo imprimono segni evidenti al primo serraggio energico. Interporre striscioline di rame – perfino ritagli ricavati da una lattina – offre un cuscinetto sufficiente a evitare bozzi permanenti. Su pezzi già temprati o rettificati è preferibile usare griffe di sacrificio: si avvitano sopra quelle originali e si lasciano erodere nel tempo, preservando sia la superficie del pezzo sia l’integrità delle ganasce costose.
Il paradosso del tempo: più ne impieghi all’inizio, meno ne spenderai dopo
Molti abbandonano la centratura appena il pezzo “sembra” dritto, convinti che la sgrossatura risolva tutto. In realtà un montaggio approssimativo obbliga a rimuovere più materiale, avvicina le vibrazioni critiche e costringe a passate correttive. Dedicare qualche minuto in più all’allineamento del primo pezzo di una serie permette ai successivi di richiedere solo ritocchi marginali: la produttività complessiva migliora e anche il suono della macchina testimonia la qualità del lavoro.
Conclusioni
Centrare un pezzo non è un segreto iniziatico ma una sequenza di gesti misurati, ripetuti con calma e attenzione. Il mandrino, il comparatore e la mazzetta dialogano in un linguaggio fatto di centesimi; quando l’errore scende sotto la soglia desiderata, il tornio smette di protestare e comincia a cantare. A quel punto la lavorazione scorre, le misure combaciano e il tempo speso a inseguire lo zero si rivela il migliore investimento dell’intera giornata di offic